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10 anni fa

Pochi giorni fa è diventato virale sui social l’hashtag 10YearsChallenge, una sfida tra amici per confrontarsi su come eravamo 10 anni fa attraverso foto, ironia, scritte, ecc.

Avendo fatto recenti corsi di Web Marketing e sapendo quanto sia importante “cavalcare l’onda”, ho pensato anche io di adeguarmi, non tanto per promuovere me stesso, quanto per farlo a nome di San Timoteo.

Giovedì scorso 17 Gennaio (Sant’Antonio Abate), ho iniziato a fare mente locale su ciò che potevano fare i miei compagni di viaggio 10 anni fa: in quale Parrocchia operavano, in quale città risiedevano, se si erano già avvicinati alla fede, ecc.

Passando in rassegna tutti sono ritornato a me stesso e ho pensato cosa poteva far presagire 10 anni fa qualche legame con San Timoteo e il Cammino a lui intitolato.

Il primo luogo che mi è venuto in mente è Montecassino, perché è il posto più vicino al Molise in cui sono stato in passato; così andando a recuperare il backup delle foto ho scoperto con mio grande stupore una particolare coincidenza: il 6 Settembre 2008 sono stato da solo a Montecassino, scattando qualche foto (forte passione dell’epoca), visitando il Cimitero Polacco e l’Abbazia; esattamente 10 anni dopo, il 6 Settembre 2018, mi sono ritrovato sempre lì per partecipare al Pellegrinaggio Montecassino – San Vincenzo al Volturno organizzato da diverse associazioni molisane e non.

Vorrei condividere con voi la mia esperienza…

Il 2008 fu un anno particolarmente difficile per me, forse il momento in cui toccai il fondo, la distanza da me stesso era notevole, ma fu anche l’anno in cui presi decisioni importanti per chiedere aiuto a qualcuno e uscire un po’ alla volta dal mio guscio.

Durante le vacanze estive, pur di non stare da solo, avevo deciso di trascorrere una settimana nel Gargano (Puglia) con un ragazzo conosciuto su un forum alla ricerca di compagni di viaggio.

Andando in treno da Roma a Foggia, rimasi colpito da una ragazza salita a Cassino che stava in uno scompartimento più avanti. La mia fervida immaginazione fece in pochi minuti di lei una principessa azzurra della quale mi sarei perdutamente innamorato. Così non avendo assolutamente il coraggio di avvicinarmi e di attaccare bottone, pianificai la mia strategia: l’avrei cercata dapprima su Facebook, in secondo luogo mi sarei recato nella città dalla quale era salita sul treno.

Così nel primo weekend utile di Settembre, grazie alla capacità già allenata gli anni precedenti di prendere treni e macchina fotografica e di mettermi in viaggio, salii su un treno alla volta della cittadina frusinate.

Dopo una prima passeggiata attorno alla stazione, decisi subito di non rimanere lì e di prendere il primo pulmino verso l’imponente e famosa Abbazia di Montecassino. Arrivando in cima verso l’ora di pranzo e trovandola chiusa decisi di trascorrere del tempo al Cimitero Militare Polacco, allora a me sconosciuto.

A livello affettivo ricordo di aver già visitato alcuni sacrari con la mia famiglia (Redipuglia, Fosse Ardeatine, ecc.) e di essere sempre rimasto impressionato da come un cimitero può diventare monumentale (croci allineate, enormi scaloni, ecc.) o da come rendendo onore ai morti si possa in realtà omaggiare la vita.

Il Cimitero Militare Polacco di Montecassino ricorda il sacrificio di oltre mille soldati polacchi che morirono combattendo sul quel fronte nel 1944 a protezione del popolo italiano. Un monumento con una iscrizione in polacco infatti riporta: Per la nostra e la vostra libertà / Noi soldati polacchi / Abbiamo donato le nostre anime a Dio / I nostri corpi al suolo italiano e i nostri cuori alla Polonia.

Nel primo pomeriggio riuscii anche ad entrare nell’Abbazia ammirando il panorama sottostante, i cortili interni, le statue, la chiesa dove è sepolto San Benedetto, ecc.

Le prime foto che scattai quel giorno furono la bandiera dell’Italia e quella della Polonia, che svettano sul Cimitero Monumentale; l’ultima foto fu quella al portone sotto la torre principale dell’Abbazia con scritto PAX; quel giorno sperimentai anche per la prima volta la videocamera della mia Nikon Coolpix e l’ultimo video che girai mostrava il panorama dall’alto di Cassino con le montagne circostanti.

Tornato a Roma la mia vita andò avanti, ben presto mi dimenticai di quella ragazza e archiviai tutte le foto scattate quel giorno.

Il cammino alla ricerca di pace interiore però iniziò nei mesi successivi, dapprima con l’aiuto psicologico, successivamente supportato da quello spirituale grazie alla Parrocchia e ai gruppi giovanili.

Le foto di Montecassino le ritirai fuori quando 5 anni fa conobbi Katarzyna, la mia attuale fidanzata, per via della sua nazionalità polacca appunto; per lei stampai una suggestiva immagine con delle croci in marmo, su alcune delle quali erano appesi dei rosari.

Sono tornato a Montecassino nel 2016 con la prima edizione del Cammino di San Timoteo non più da solo, ma con dei compagni di viaggio; anche nel 2017 abbiamo ripetuto quella tappa iniziale; nel 2018 invece la sosta all’Abbazia è stata sostituita con quella all’Abbazia di San Vincenzo al Volturno (IS), altrettanto importante e profondamente collegata nella storia, e ancora oggi, a quella di Montecassino.

Ospiti per un’abbondante merenda dalle suore Benedettine di San Vincenzo, la mia attenzione è stata subito catturata da un depliant intitolato 14° Pellegrinaggio a piedi Montecassino – S. Vincenzo al Volturno, l’ho preso con il desiderio di volervi partecipare.

Così tornati dalla terza edizione del Cammino di San Timoteo, ho pensato di voler cominciare i “lavori” per l’anno successivo, andando a perlustrare e conoscere il Molise con chi i cammini li fa già da anni. Da qualche parte volevo iniziare, così ho scelto di farlo da Montecassino, ripescando appunto quel volantino.

Ho chiesto qualche giorno di ferie, mi sono iscritto al Pellegrinaggio e il 6 Settembre 2018 nel primo pomeriggio ho preso la macchina, l’autostrada e sono salito nuovamente sul Monte (che sovrasta) Cassino.

Trovandomi lì una mezz’ora in anticipo rispetto all’orario stabilito, e non sapendo dove fosse esattamente l’appuntamento, ho deciso di andare diritto in Abbazia, scattare qualche foto al portone principale e recarmi in portineria. Qui in un primo momento hanno creduto fossi un pellegrino di passaggio e che volessi il “timbro” che autenticasse il mio arrivo sul monte; poi, approfittando della presenza di uno degli organizzatori del Pellegrinaggio (del Circolo dei Lazzari di Termoli), siamo scesi poco più sotto fino alla Casa Sant’Antonio Abate (altra coincidenza?).

Pian piano sono iniziati ad arrivare nel luogo di ritrovo i primi pellegrini e, sempre nell’attesa, mi sono affacciato per ammirare il panorama sottostante (Cassino e le montagne), questa volta ormai all’imbrunire.

Il mio racconto per il momento finisce qui, avevo desiderio di raccontarvi il mio Cammino…
In 10 anni una vita può cambiare radicalmente, nel mio cuore 10 anni fa c’era un barlume di desiderio di Pace, di Amore; lo stavo cercando, avevo questa spinta ad uscire, a recarmi in posti solitari, dove si respirasse natura, cielo, fede, ecc.

10 anni dopo con tante vicende e con un Cammino sempre più intenso sono tornato in quel luogo senza saperlo, senza volerlo, unicamente per volontà di Dio, nella consapevolezza che quel desiderio di Pace e di Amore si stava già realizzando.

Non parlo di cose astratte: c’è un luogo dentro di noi che non richiede cultura, intelligenza, memoria; c’è un luogo dentro di noi (gli psicologi lo chiamerebbero inconscio) che possiamo scoprire ogni giorno di più, a cui possiamo dare ascolto, che non ragiona con i nostri soliti parametri, che si ricorda una data anche se la nostra memoria se la scorda, che si ricorda un posto anche se la nostra mente l’ha rimosso…

Chiamatelo inconscio, memoria affettiva, spirito, anima, Dio, pace, sole, cuore, amore… chiamatelo come vi pare, ma non smettete di cercarlo, anche se il Cammino dovesse durare 10 anni!

Emanuele D