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All Routes Lead to Termoli

Ingresso dell’Istituto Nazionale di Studi Romani presso l’ex convento dei Santi Bonifacio e Alessio dove si è svolto il Convegno (Aventino – Roma)

Lo scorso 23 novembre, nell’ambito della manifestazione “All Routes Lead to Rome”, alcuni di noi hanno partecipato al convegno organizzato da ITRIA su Accessibilità, dialogo interreligioso e interculturalità a Roma.

Il focus dell’evento era proprio la Regione Molise grazie alla presenza di Mario Ialenti (Direttore regionale della Conferenza Episcopale Abruzzese e Molisana) ma anche dello stesso comitato di ITRIA (Itinerari Turistico Religiosi Interculturali Accessibili) che già quest’estate ha perlustrato i territori molisani grazie all’iniziativa “Notti celesti in terre celestiniane”.

Volendo riportare quel che mi è rimasto dall’ascolto dei relatori che di volta in volta hanno preso parola, ho pensato di parafrasare il titolo della manifestazione, facendolo diventare “All Routes Lead to Termoli”.

I concetti che mi sono rimasti impressi:

  1. Molise, terra vergine (Flavia Coccia, Presidente del Comitato Turismo Accessibile del Ministero dei Beni culturali).
    Il Molise è la regione più giovane di Italia, costituita solo nel 1963. Questo fa sì che investire su cultura e turismo in questa regione porterebbe una crescita del Pil intorno al 30% come è avvenuto ad esempio per Puglia e Toscana.
    Noi del Cammino di San Timoteo, o meglio San Timoteo stesso, siamo coscienti di non aver “scelto” la regione più antica o più ricca d’Italia, ma ci interessa valorizzare quello che c’è di bello ed unico a partire dalle persone.
  2. Come un mosaico (sempre traendo spunto da un pensiero di Flavia Coccia).
    La logica che dovrebbe portare questo sviluppo è quella del mosaico: una collaborazione e cooperazione fatta di piccole realtà sparse sul territorio. Come un mosaico, ogni tessera è messa al posto giusto e, in una visione d’insieme, creano una armonia di forme e colori.
    Il Cammino di San Timoteo si pone come tessera di questo mosaico, che si “incastra” perfettamente rispetto alle tessere vicine e che compone quel capolavoro di cui desidera fare parte.
  3. Accessibilità non significa solo “senza barriere architettoniche” (Mario Ialenti, Direttore regionale della CEAM).
    Accessibilità significa innanzitutto aprire, rendere fruibili i beni ecclesiastici (culturali e religiosi) di cui la regione è ricchissima! Nel 1963 il Molise si è costituito con la separazione dall’Abruzzo, ma la Chiesa è rimasta fedele all’unione storica mantenendo la Conferenza Episcopale ancora riunita: in questo senso Abruzzo e Molise si nutrono a vicenda con le rispettive ricchezze.
    Anche noi abbiamo uno sguardo aperto ai confini nord come quelli a sud, vogliamo pensare in grande e “collegare” Termoli anche ai cammini abruzzesi (Cammino di San Tommaso) o a quelli pugliesi (Via Micaelica).
  4. Scegliere solo in base all’estetica, significa escludere (Maria Ancona, Presidente Associazione Sud).
    Interessante la riflessione della relatrice: secondo alcuni canoni moderni (ad esempio quelli dell’UNESCO), la scelta se valorizzare o meno un paese, un territorio, è fatta in base ad un senso estetico, che naturalmente tende ad escludere ciò che è meno bello di altro. Questo pensiero si collega a quello che gira nella mia testa già da quest’estate. Io sono cresciuto in Sardegna fino all’età di 18 anni, ho ancora a Cagliari una base dove poter trascorrere le mie ferie. La Sardegna in fondo può essere considerata (dall’UNESCO e non) una delle regioni più belle di Italia: spiagge meravigliose, acqua cristallina, entroterra selvaggio, scenari da favola, ecc. Cosa mi porta a continuare a rinunciare a tutto questo da tre anni per continuare a frequentare il Molise? Altro! Ovvero quello che ha individuato la mia ragazza Caterina nell’articolo precedente. Il Molise è come una fidanzata, non scegli la più bella di tutte, ne scegli una, la conosci, te ne innamori, impari a scoprire le sue bellezze, le sue peculiarità, le sue caratteristiche uniche che solo lì puoi trovare!
    Al Cammino di San Timoteo, anche con l’apporto di Sui passi di Paolo l’estate prossima, non interessa scegliere i posti più belli, vogliamo avvicinarci alle comunità, conoscere le persone che sono il vero valore aggiunto di ogni luogo.
  5. Il Molise esisteva prima dei romani (Nicola Mastronardi, scrittore, giornalista, autore di Cammini d’Italia per Rai Uno).
    L’autore del romanzo storico sui Sanniti intitolato “Viteliù”, pone la nostra attenzione sul fatto che nei libri di storia difficilmente si racconti dei popoli italici prima dello strapotere dell’impero romano, mentre è importante per le nuove generazioni conoscere le proprie radici anche quelle dimenticate. Il Cammino di San Timoteo nasce dall’idea di un prete romano, noi dell’equipe viviamo e lavoriamo a Roma, non siamo noi ad aver scoperto il Molise, il Molise esisteva prima di noi romani!
    Anche questo ragionamento integra alcune mie idee dei mesi scorsi: il Cammino di San Timoteo non lo stiamo inventando noi: i tracciati, i tratturi, i pellegrinaggi in Molise sono sempre esistiti, noi ci poniamo l’obiettivo di ri-scoprili, valorizzarli, non di impossessarcene, non di farli nostri.

Fin qui il resoconto personale del Convegno. Altre riflessioni per concludere…

Anche San Timoteo esiste dai primi secoli dopo Cristo, è giunto a Termoli nel medioevo, è stato ri-trovato nel 1945 e continua ancora oggi ad essere ri-scoperto quotidianamente dai Temolesi e non.

Proprio oggi a Termoli si svolgono gli “Stati Generali del Turismo e della Cultura” della Regione Molise e ci sorprende che in poco tempo dal nostro interessamento (seppur indiretto) a realtà ad esempio come ITRIA, si stia già lavorando su più fronti allo sviluppo culturale e turistico della regione, proprio come un mosaico che pian piano prende forma e colore.

Come già scritto in precedenza, il Cammino di San Timoteo si candida ad essere parte integrante (integrandosi con ciò che già esiste) di questa “rivoluzione copernicana” (cit. Il Giornale del Molise).

Emanuele